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lunedì 11 ottobre 2010

Contro le ideologie Maurizio Cattelan

“Contro le ideologie” è il titolo della mostra di Maurizio Cattelan, scultore, manager e artista italiano, autore di opere di stampo post-duchampiano, inaugurata il 24 settembre a Milano.
La suggestiva Sala delle Cariatidi del Palazzo Reale è il luogo prescelto dall’artista padovano, che oggi vive e lavora a New York, per accogliere tre fra le sue opere più discusse e provocatorie: Papa Giovanni Paolo II, colpito da un meteorite, tenta di aggrapparsi al crocefisso (“La nona ora”, 1999), il tamburino drummer (“Untitled”, 2003) e la donna crocifissa (“Untitled”, 2007).
La sua opera è un trittico che, secondo il curatore, simboleggia la sacralità e al tempo stesso la desacralizzazione della famiglia contemporanea: Il padre (Papa Giovanni Paolo II) colpito da un meteorite cerca di risollevarsi, mentre la madre si sacrifica per il figlio, ed è crocifissa ma di spalle, per la vergogna di un figlio che, rassegnato, rimane appollaiato sul cornicione fra le Cariatidi fatiscenti a suonare un tamburello invece di salvare il mondo. Il suono dello strumento è ridondante e fastidioso. Cattelan gioca con i simboli e i gesti del nostro immaginario comune per creare nuove trame e nuovi significati. Il risultato è indubbiamente provocatorio ma efficace. Il declino dei valori tradizionali, la trasformazione dei ruoli e delle istituzioni, l’importanza di rinascere dal passato, senza dimenticarlo, riscoprendo la potenza dell’amore. “La gloria è dentro di noi”, è il messaggio che si legge in tutte le sue opere. Questo è il Vangelo di Cattelan che desacralizza con ironia.



Anche la scelta dei luoghi costituisce un tassello fondamentale per capire la forza comunicativa dell’arte di Cattelan. La scelta della Sala delle Cariatidi, è stato il primo passo fondamentale per la concezione dell’esposizione, come ha sottolineato anche l’Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Massimiliano Finazzer Flory. Collocare il trittico desacralizzante in un luogo-simbolo degli orrori dell’uomo, e una mano gigante con il solo dito medio alzato davanti al simbolo del potere finanziario del nostro Bel Paese, significa giocare sui contrasti per provocare delle reazioni. L’artista è interessato non soltanto ad indagare il contesto sociale ma si interessa alla reazione di quest’ultimo alla produzione di immagini. L’arte diventa provocatoria perché le contraddizioni e i mali di una società devono essere svelati, e funge da strumento di critica -più o meno- sottile. Forse, con L.O.V.E., posta davanti alla sede della Borsa Italiana, è una scultura di marmo di Carrara di circa 11 metri d’altezza, raffigurante una mano con il dito medio innalzato al cielo e le altre dita mozzate dal titolo L.O.V.E., Cattelan è stato fin troppo esplicito, ma non senza motivo: talvolta è necessario alzare i toni della nostra voce se le parole faticano a catturare l’interlocutore, che forse è distratto o preferisce la comodità delle menzogne e delle credenze ideologiche

giovedì 12 febbraio 2009

SACCHETTI MOSTRUOSI JOSHUA ALLEN HARRIS

Non sempre i sacchetti contengono spazzatura....è il caso di questi che vi mostreremo qui di seguito .E' la volta del geniale Joshua Allen Harris' ed i suoi mostri gonfiabili,Lo street artist utilizza sacchetti dell’immondizia per creare “balloon animals”, animali che si gonfiano con l’aria che esce dalle grate della metropolitana di New York .
A prima vista i sacchetti sembrano comune spazzatura abbandonata per strada ma al passare della metro l' aria calda che fuoriesce dal sotto suolo fa animare creature mostruose che stupiscono i passanti .Joshua Allen Harris genio 31 enne Newyorkese affronta con la sua innovativa street art temi importanti per sensibilizzare la società,come quello sugli effetti devastanti che il surriscaldamento del pianeta sta avendo sugli orsi polari .





Guarda altri video
http://www.youtube.com/watch?v=hKl7IMg2yW0

giovedì 22 gennaio 2009

6EMEIA il tombino colora San Paolo

E' giunta l' ora di parlare del progetto "6 e mezza" 6EMEIA
protagonisti dello stesso i due giovani painter di San Paolo Brasile Delafuente e Augusto che tralasciando muri, tele,treni,e tutto quello che puo scatenare in un writer la voglia di colorare il mondo hanno preso di mira i TOMBINI della loro città trasformandoli in esclusive opere d' arte.
Delafuente e Augusto si sono conosciuti alle elementari e da quel momento hanno cominciato a disegnare insieme. L'idea di colorare i tombini della loro città è nata nel luglio 2006, quando i due artisti stavano realizzando dei disegni per colorare una strada chiamata Rua do Bosque e per caso hanno comiciato a dipingere alcuni tombini. Il risultato ha subito entusiasmato i due brasiliani e da lì è nato il progetto 6emeia, sei e mezza. "Perché le sei e mezza - hanno spiegato Delafuente e Augusto in un'intervista - sono l’unico momento in cui le lancette dell’orologio guardano in basso e se guardi in giù, vedrai i nostri lavori". -->
Il progetto prende nome dall' orario in cui le lancette dell' orologio puntano entrambi verso il basso nella direzione dei loro tombini.


Video in lingua originale

Articolo parzialmente tratto da www.excite.com
Sito ufficiale : www.6emeia.com


martedì 6 maggio 2008

OS GEMEOS (I GEMELLI) ASSUM PRETO

Amore per il disegno, attenzione per il dettaglio, assoluta padronanza del colore, sono alcuni degli elementi che contraddistinguono il lavoro di questi artisti, profondamente influenzati dalla cultura popolare brasiliana, dal contesto urbano e dal loro personalissimo immaginario. Inconfondibili i loro personaggi dai volti gialli, dove il tratto sottilissimo dello spray permette di creare un linearismo di grande raffinatezza e precisione, sostenuto da un notevole gusto decorativo. I soggetti, insieme fantastici e reali, sembrano usciti talvolta dalla realtà delle strade brasiliane, talvolta da un mondo onirico.


Partendo dalla cultura delle strade di San Paolo, le opere di Os Gemeos hanno ottenuto negli ultimi anni importanti riconoscimenti internazionali, e sono state esposte in prestigiose manifestazioni culturali come la Biennale di San Paolo nel 2001 e la Biennale dell’Havana a Cuba nel 2005. Tra le altre mostre collettive ricordiamo: Area 2010, Sydney, Australia, 2002; Chromopolis, paneli in Athens Olympic Games, Atene, Grecia, 2002; Break, New Image Gallery, Los Angeles, USA, 2003; Urbis Museum, Manchester, UK, 2004; Luggage Gallery, San Francisco, California, USA, 2004; Beatiful Losers: Contemporary Art and Street Culture, Contemporary Arts Center in Cincinnati, USA, 2004; The Smell of the Rain, Deitch Project Art Basel, Miami Beach, USA, 2005. Tra le ultime mostre personali: Cavaleiro Marginal, Deitch Project Gallery, New York, USA, 2005; Creative Time Project, Coney Island, New York, USA 2005; O peixe que comia estrelas cadentes, Galeria Fortes Vilaca, San Paulo, Brasile, 2006; Kelburn Castle Mural in Scozia nel 2007, Desenhos, Galeria Fortes Vilaca, San Paulo, Brasile, 2007.

official web site : http://www.lost.art.br/osgemeos.htm
Publicato e di proprieta di : www.exibart.com

sabato 26 aprile 2008

Takehiko Inoue manga e non solo

Takehiko Inoue
Le sue opere sono orientate principalmente ad un pubblico maschile, ma hanno riscosso un enorme successo di pubblico di tutte le età e di entrambi i sessi.
Il suo debutto nel mondo delle riviste
manga avviene nel 1988, con la pubblicazione della storia breve Kaede Purple su Shōnen Jump Magazine, grazie alla quale trionfa nel concorso Tezukashyoh (dedicato a Osamu Tezuka). Il protagonista, un giovane ragazzo di nome Kaede Rukawa, sarà poi tra i protagonisti di Slam Dunk.
Il suo primo vero
manga pubblicato in monografico è Chameleon Jail, uscito nel 1989.
Il suo maggior successo, che gli ha dato la fama internazionale, è
Slam Dunk, un manga incentrato sulle vicende di una squadra di pallacanestro liceale, mescolando azione e humor. L'opera è diventata un vero e prorpio modello per le nuove generazioni di mangaka, ed ha avuto una grande influenza sulla cultura giapponese. Pubblicato per la prima volta nel 1991 in Giappone, il manga è stata la prima opera di Inoue ad essere pubblicata in Italia, in 62 numeri, nel periodo ottobre 1997 - giugno 2000, dalla Panini Comics. L'opera ha avuto un enorme successo, tanto da meritare una seconda edizione, in 31 (i volumi Tankōbon originali), tra il novembre 2001 ed il maggio 2004.
Il lavoro successivo è
Buzzer Beater (1996), un'opera apparsa sul sito ufficiale dell'autore, a colori, in due lingue, giapponese ed inglese, e poi pubblicato in 4 volumi cartacei. Anche in questo caso il tema è il basket, uno sport amato dall'autore, però questa volta le avventure narrate riguardano un torneo intergalattico a cui partecipa una squadra di abitanti della Terra. Il titolo è un termine americano che indica, in gergo, un canestro segnato allo scadere del tempo.
Al momento ha due serie in corso di pubblicazione: Vagabond e Real.Il primo è ispirato a
Il libro dei cinque anelli del leggendario ronin Musashi Miyamoto, e narra, romanzandola, la vita di quest'ultimo ed il suo cammino da ragazzo di campagna a maestro di spada. Per quest'opera ha vinto l'Osamu Tezuka Culture Award nel 2002Il secondo, Real, riporta l'autore al mondo del basket, ma in questo caso il contesto è molto diverso dalle spensierate opere precedenti: si parla infatti di basket in carrozzina, ed in realtà l'ambientazione sportiva passa in secondo piano rispetto all'aspetto emotivo ed umano della vicenda.
ma le opere di Takehiko Inoue incontrano anche la pubblicita' e grandi case come in questo spot per un grande marchio della cosmesi e di prodotti per capelli:
buona visione




(JA) Inoue Takehiko on the Web - Sito ufficiale
fonti:wikipedia

martedì 19 febbraio 2008

STREET A COLPI DI COLORE


Il Graffiti Writing, spesso erroneamente definito Graffitismo, è una manifestazione sociale, culturale e artistica diffusa in tutto il pianeta, basata sull'espressione della propria creatività tramite interventi sul tessuto urbano. Correlata ad essa sono gli atti dello scrivere il proprio nome d'arte (tag) diffondendolo come fosse un logo. Il fenomeno prende le mosse dalla pittura murale (murales - disegni su muro), e viene spesso associato ad atti di vandalismo, poiché numerosi adepti utilizzano come supporti espressivi mezzi pubblici o edifici di interesse storico e artistico. Generalmente, il nocciolo di writer più vicini ad un serio lavoro di ricerca artistica considerano tali attività deprecabili, dimostrando anche nella scelta del supporto per la pittura una maggiore responsabilità e consapevolezza. Resta tuttavia una gran quantità di adolescenti, chiamati nello slang sucker, poser, scarsi, scrausi, estimatori, rimastini e quant'altro, che producono solamente trafile di tag, o al massimo throw ups (ovvero tag più elaborate eseguibili in breve tempo) al fine di promuovere il loro nome. Uno tra i più influenti writer della storia e teorico del movimento aerosol art italiano, Phase II, scriveva nel 1999 in un articolo su Aelle, rivista specializzata ora non più alle stampe, "...throw-up: spingere il proprio nome oppure vomito?".Nel corso degli anni molti artisti hanno comunque maturato nuove tendenze creative per cui, pur mantenendo radici nel "Graffiti Writing", si è riusciti a sconfinare nella tipografia, nel design, nell'abbigliamento, contaminando il tipico stile degli anni '80 con ideali più razionali e vicini alla grafica. Si parla di tendenze artistiche "Post-Graffiti" in particolare riferendosi alla Street Art, e di Graffiti Design per le influenze oramai evidenti nelle tecniche pubblicitarie e nella moda. È possibile affermare che molti Artisti oramai integrati nel sistema convenzionale del Mercato dell'Arte, traggono il loro valore da esperienze precedenti spesso formalmente illegali. Non è una novità osservando i risvolti delle Avanguardie di primo Novecento, oppure gli happenings degli anni Settanta, tuttavia movimenti del genere non avevano mai raggiunto una scala globale. Il confine fra Arte e Vandalismo e tra Fascino e Illegalità contiene quindi una vasta gamma di sfumature, e ad illuminare il pubblico, spesso capace di interpretare correttamente gli stilemi ed i concetti proposti, ci hanno pensato artisti e designer ormai di fama internazionale come il tedesco Mirko Daim Reissler, l'inglese Banksy, i francesi 123 Klan, lo spagnolo La Mano, l'olandese Neck, l'italiano Eron, volutamente evitando la scena americana, totalmente diversa da quella europea. In Italia possiamo citare (seguendo criteri qualitativi, non quantitativi, e successiva evoluzione e prosecuzione nell'arte o nel design), nella vecchia scuola, Sid, Blef e la fly-girl Dafne da Genova, The Damage Kidz da Milano, Bol23 da Roma, Cento e Zero-T da Firenze, FlyCat da Udine. Nella nuova generazione annoveriamo invece Microbo e Bo103 da Milano, Peeta, Hitness, 17k & la fly-girl Menta e Kemh da Roma e Iabo da Napoli. Le due generazioni citate, sono legate a stili e modi di fare direttamente correlabili al writing degli anni '80 e '90. È invece ancora in corso la lotta in strada per la generazione dei "graffiti designers", con due anni di ritardo rispetto alla scena europea.



L'obiettivo di ogni writer è raggiungere una certa fama all'interno della comunità hip-hop, perciò è di fondamentale importanza una certa visibilità delle opere, sia essa ottenuta grazie ad una presenza imponente di firme sul
territorio, attraverso una serie di pezzi tutti identici di semplice struttura (bombing) o attraverso una più ridotta quantità di evoluzioni calligrafiche della propria tag. Generalmente il merito sta nel dare notorietà all'autore non tanto per la sua prolificità quanto per le sue qualità stilistiche e tecniche, ed è comune trovare tra ex-writer un certo numero di designer, pubblicitari free-lance o addirittura progettisti.
La differenza tra atti di vandalismo e il "writing" è da ricercarsi nelle motivazioni che spingono a dipingere. L'intero fenomeno del writing arriva con tale impatto allo spettatore da non poter esser frainteso: basti pensare all'evidenza delle allusioni, spesso politiche e di protesta sociale, di una sua nuova derivazione quale può esser lo
stencil-graffiti. Il senso espressivo dovrebbe comunque esser evidente a chiunque: dietro alle forme ed all'evoluzione delle lettere c'è un lungo studio, fatto di bozze preparatorie ed ispirazioni all'arte classica, come prevede il lavoro in studio di un qualsiasi artista canonico. Esiste anche una piccola quantità di apparati teorici, principalmente riassumibile nella teoria del destino delle linee, elaborata dal writer 17 nel corso di lezioni accademiche.
Origini del Graffiti Writing
Sebbene le sue origini si possono far risalire all'abitudine dei soldati alleati nel corso degli anni quaranta di disegnare lo scarabocchio Kilroy, il writing nasce a Philadelphia nei tardi anni sessanta e si sviluppa a New York negli anni settanta fino a raggiungere una prima maturità stilistica a metà degli anni ottanta.
Nel
1972-75 appaiono i primi "pezzi", rappresentanti inizialmente una semplice evoluzione delle firme, divenute più grandi, più spesse e con i primi esempi di riempimento e di contorno (outline). Ben presto, anche se un pezzo aveva bisogno di molto spray (due o più bombolette) che avrebbero permesso di fare molte tag, tutti i writer raccolsero la sfida lanciata da Super Kool 223 e cominciarono a fare pezzi. Iniziarono le prime repressioni e le campagne contro il writing. Le carrozze della metro vengono pulite e lavate, si mettono taglie sui Writer, si recintano i depositi della metro (luoghi preferiti per l'azione) e si piazzano pattuglie cinofile lungo le recinzioni. Nonostante ciò tra writer c'era una continua sfida, che portò all'evoluzione ed al miglioramento qualitativo del fenomeno, che prese ad ampliarsi. Alcuni writer inventarono nuovi stili (come loop o nuvole) o perfezionarono quelli già esistenti, aggiungendo sfondi, grazie di provenienza tipografia, personaggi di cartoni animati (puppets) e forme prese dalla segnaletica stradale o dalla logotipia. I pezzi si ingrandirono top-to-bottom wholecar, diventando più elaborati e colorati wild style.

Il Wild Style è lo stile più evoluto e complesso: ha come fondamento lettere (come del resto tutti i pezzi) combinate, legate, sviluppate e attaccate tra loro in modo da sembrare delle "macchie" di colore dove (per i neofiti) è difficile ritrovare le lettere di partenza.

Nei primi anni ottanta, anche grazie alla realizzazione di Style Wars (documentario sui graffiti della metropolitana newyorchese) e del film Wild Style, il fenomeno graffiti si diffuse su scala mondiale, trovando in Europa un fertile terreno.
Le
città europee che meglio recepirono gli input provenienti da New York furono Amsterdaam e Parigi, a seguire presero a svilupparsi le scene in Germania, Spagna e Svezia. Una dura repressione rese invece abbastanza taciturna la scena inglese. Dagli anni ottanta ad oggi il fenomeno si è sviluppato grazie alla diffusione di riviste specializzate, video convention e ai frequenti viaggi di molti writer per le città europee e americane.
In
Italia, le città maggiormente interessate dai graffiti sono Roma, Napoli, Milano, Pesaro, Bologna, Bari, Firenze, Torino,Salerno e Ascoli Piceno. Il fenomeno si è sviluppato in due ondate, quella tra il 1986 ed il 1995, fatta di ragazzi che arrivarono a rubare i tappini dei dosatori spray nei supermercati, poi messi fuori commercio e sostituiti da tappi ad incastro "femmina". La seconda ondata arriva fino ad oggi, con il raggiungimento, da parte dei novizi del 1995, di una certa maturità stilistica.
Graffiti-Writing, Aerosol-Art e Graffiti-Logo

Le seguenti definizioni sono state estratte dal saggio "From Streets to Galleries" pubblicato nel 2002. Altri pareri sono tratti dalla conferenza "Il destino delle linee", tenuta da graffiti-writer in prima persona nel 2003.
Tutto è partito dal "Graffiti-Writing" un fenomeno, inizialmente giovanile, caratterizzato da incessanti azioni di ragazzi e ragazze decisi a imporre i propri pseudonimi all'interno dei contesti urbani. Con il passare degli anni il Fenomeno è diventato una Cultura, creando e utilizzando un proprio codice linguistico, differenziando le opere realizzate in categorie stilistiche e dando vita ad una fitta rete di connessioni internazionali di appassionati protagonisti.
Sarebbe più esatto comunque associare il fenomeno del writing alla cultura Hip-Hop, che contiene numerosi altri elementi legati a forme di espressività a carattere urbano, e comunque nate in quell'ambiente, quali l'mc-ing, il dj-ing o
turntablism, la breakdance.
Le linee portanti della Cultura del Graffiti-Writing, che ormai vanta oltre trent'anni di evoluzione e che ha raggiunto ogni angolo del pianeta, sono state esaustivamente trattate nel database del sito
graffiti.org: prima risorsa online internazionale sul tema, ad oggi importante punto di riferimento per chi pratica o si vuole avvicinare al fenomeno. È importante sottolineare che, essendo il Graffiti-Writing una Cultura, l'associarlo semplicemente alle sue produzioni è limitativo e inesatto: parleremo quindi di "Cultura Graffiti-Writing" e di "Produzioni Graffiti-Writing".
L' "Aerosol-Art" è stata una delle prime espressioni artistiche accostate al Graffiti-Writing. Si tratta dell'utilizzo della bomboletta spray con applicazioni pittoriche aerografiche simili alle produzioni aerografiche convenzionali. L'Aerosol-Art dapprima ha arricchito di significato le scritte Graffiti connotandole e rendendole appetibili al grande pubblico, e successivamente, ha trovato una propria indipendenza e dignità artistica. Molti Aerosol-Artist sono anche Graffiti-Writer ma sempre più emergono figure che fanno dell'Aerosol-Art sia un punto di partenza che di arrivo. L'Aerosol-Art si configura quindi come una tecnica pittorica aerografica spesso associata alle produzioni Graffiti-Writing e non è quindi da ritenersi una cultura.

La tendenza "Graffiti-Logo" si delinea quando alcuni Graffiti-Writers cominciano ad associare il proprio nome ad un'icona che viene riprodotta serialmente sulle superfici di contesti urbani. L'efficacia comunicativa di queste produzioni sulla popolazione estranea al fenomeno è indubbiamente maggiore rispetto ai normali loghi delle produzioni Graffiti-Writing. Questo fenomeno espressivo è stato protagonista delle prime esperienze di "Street-Art" internazionali connotando molti artisti di successo. I primi in Italia ad usare nuove tecniche espressive, come lo stencil, l'installazione, l'affissione di grandi stampe offset o gli stickers, e ad utilizzare una icona al posto del nome sono stati Bo130, 17, Microbo e 108, tra i pochi artisti italiani conosciuti in tutto il mondo.
Questo genere di risvolti è nato comunque dalla commistione delle forme iniziali con certe correnti europeiste, principalmente coinvolte nel design, forse anche a causa dei corsi di studii intrapresi da alcuni dei writers più influenti.

Tag e Crew
La tag è lo pseudonimo di ogni graffitista, il suo alter-ego. Ciò corrisponde all'espressione americana aka (Also Known As). La tag viene scelta dal writer stesso, partendo da giochi di parole sulla propria identità, o semplicemente scegliendo la parola che più lo aggrada. I primi writer del Bronx usavano unire un numero al nome, come fece John 137 per primo, indicando che il suo numero civico nel quartiere fosse proprio 137. L'elaborazione della tag segue lo stesso percorso stilistico che intraprende un calligrafo nella definizione della sua calligrafia, con l'aggiunta di grazie o svolazzi. Attualmente si è assunta una direzione maggiormente volta alla logotipia ed alla tipografia.
Una crew è un gruppo di amici, necessariamente legati dalla cultura hip-hop, non esclusivamente writer. Sinonimi sono il francesismo "clique", lo slang salentino "ballotta", l'americano "squad", l'inglese "connection". Una crew è basata prima di tutto sulla stima e sul rispetto reciproco che si instaura tra i suoi componenti, spesso amici di vecchia data. Non si è nuovi comunque a raggruppamenti fatti ad hoc, come furono i "TFP" di Case2: potevano rientrare tra i "The Fantastic Partners" solamente i migliori studenti dell'ambiente newyorchese, che dimostrassero di esser "king", re incontrastati, in materia di writing.
Il nome di una crew viene scelto in base agli interessi del gruppo di amici, generalmente accordandosi sulla precisa connotazione che si vuole dare alla propria, futura, immagine. Molte volte il nome di una crew è un acronimo, che può avere diversi significati, come ad esempio ARF (A Royal Foundation), HP (Horny Ponies), KD (King Destroyers o Killa Dogz). Numerosi gli esempi in Italia: PED (Paradiso & Dolce), KTM (Ki t'ha mmuort'), MDF (Malati De Ferovia, Magnamose Dù Fettuccine) oppure i già citati TDK (Tha Damage Kidz).
La tag corrisponde quindi in tutto ad una firma. Evoluzione della tag è il throw up, disegno stilizzato di facile esecuzione, senza riempimento, grande più o meno 1,5mt x 1,5mt, spesso ripetuto sei o sette volte di seguito sulla stessa superficie. Di dimensioni maggiori il bombing, anche lungo 10 metri, colorato a tinta unita bianco e nero, o argento e nero, di facile esecuzione ripetuto uguale numerose volte su diverse superfici per instaurare una certa presenza territoriale. Ovviamente le tre sopracitate espressioni sono i livelli stilistici più bassi del fenomeno writing, spesso sovraesposti dai media, ma del tutto trascurabili dal punto di vista artistico. Nella comunità è infatti emarginato abbastanza velocemente il writer che non riesce ad esprimersi in forme stilisticamente più valide, e generalmente marcato come "scarso". Nelle generazioni successive di writers, questo genere di modalità espressive viene utilizzato da adepti provenienti da diversi movimenti, quali il punk o il metal, che hanno poco in comune con le basi della cultura di partenza, quella hip-hop, che ha come cardini il rispetto dell'operato altrui ed un'adorazione quasi divina per il "king".

La Street Art
La Street Art (IT) - (EN) [1] è la definizione comunemente utilizzata per inquadrare tutte le manifestazioni artistiche compiute in spazi pubblici. A differenza del Graffiti-Writing l'artista non vuole imporre il suo nome, ma intende creare un'opera d'arte che si contestualizzi nello spazio che la circonda, crando un impatto e interagendo con un pubblico diversificato, che peraltro non ha scelto di visionare l'opera. Il concetto è facilmente riconducibile all'idea di performance nata negli anni settanta, con l'aggiunta del tentativo di proporre un'opera duratura, che non sia ufficiale né richiesta.
Nonostante una maggiore eterogeneità e differenze sostanziali di tecniche in gioco, la Street-Art ha maturato nel corso degli ultimi anni una connotazione Culturale propria. Le tecniche utilizzate, oltre allo spray, comprendono poster, sticker, stencil, installazioni, performance.


Il Post-Graffiti
Trattasi di tendenze stilistiche che affondano le radici nella cultura del Graffiti-Writing e della Street-Art e che si manifestano in molteplici discipline, quali Pittura, Scultura, Grafica, Computer grafica, Design, Illustrazione, Moda, Fotografia, Architettura, Videoarte, Calligrafia. La differenza fondamentale fra Street-Art\Graffiti-Writing e tendenze Post-Graffiti si esplicita nei campi di applicazione delle produzioni dell'Artista. Lo Street-Artist o il Graffiti-Writer crea un'opera che si colloca in spazi pubblici seguendo un percorso creativo strutturato e finalizzato spesso alla notorietà, in concorrenza con artisti che vengono da esperienze comuni e si esprimono con un codice simile al loro; un Artista Post-Graffiti si cimenta invece in discipline "convenzionali", se non nelle Arti Maggiori, confrontandosi con creativi che non hanno una formazione e impostazione apertamente legata al gusto dei Graffiti o della Street-Art. È comunque evidente come gli stilemi proposti abbiano permeato in maniera quasi subdola qualsiasi produzione rivolta ai giovani, dimostrando la forza d'impatto e la persistenza di questo genere di espressione artistica.
Bibliografia
(EN) "IZASTIKUP:A unique collection of stickers compiled by Bo130,Microbo and The Don"
(
EN) "Art of Rebellion: The World of Street Art", Christian Hundertmark
(
EN) "Concrete to Canvas: Skateboarders' Art", Jo Waterhouse
(
EN) "Fadings: graffiti to design, illustration and more", Siggi Schlee
(
EN) "Graffiti World: Street Art from Five Continents", Nicholas Ganz
(
EN) "Guide to Graffiti-Research", Bart Bosmans & Axel Thiel
(
EN) "Social Analysis of Graffiti", Stocker, Dutcher. Hargrove & Cook
(
EN) "Stencil Graffiti", Tristan Manco
(
EN) "Stick Em Up", Mike Dorrian
(
EN) "Street Art: The Spray Files", Louis Bou
(
EN) "Street Logos (Street Graphics / Street Art S.)", Tristan Manco
(
EN) "Subway Art", Marther Cooper
(
EN) "The Art of Getting Over: Graffiti at the Millennium", Stephen Powers
(
EN) "The Handwriting on the Wall: Toward a Sociology and Psychology of Graffiti", Abel, Ernest L., and Buckley, Westport, Connecticut: Greenwood Press, 1977
(
EN) "The Graffiti Subculture: Youth, Masculinity and Identity in London and New York", Nancy Macdonald
(
EN) "They Call Us Vandals", Malcolm Jacobson
(
EN) "Writing: Urban Calligraphy and Beyond", Markus Mai
Collegamenti esterni
Graffiti.org
Graffiti in Italia
Graffiti Writing
I.S.A. Associazione Italiana Street Art - Riferimento istituzionale
Articolo tratto da http://www.wikipedia.it/

martedì 6 novembre 2007

3D SIDEWALK ART JULIAN BEEVER

Girando in rete, in più di un sito vengono esposte delle creazioniartistiche - raggruppate sotto il nome di ‘3D sidewalk art‘ - davvero fuori dal comune. Gessetti colorati e un marciapiede al posto di pennelli e tela fanno di questa forma d’arte un qualcosa che lascia veramente a bocca aperta. Dopo essermi informato su questa contagiosa passione per queste splendide illusioni tridimensionali, ho deciso di dedicare un articolo al più famoso e rispettato street painter in circolazione.
A dire il vero, Julian Beever è diventato famoso indirettamente su Internet. Questo perchè, come testimonia anche Wikipedia, nel 2004 ebbe grande diffusione un’email a catena che promuoveva le sue opere. Le immagini immortalavano l’artista mentre si tuffava in una piscina inesistente, oppure mentre nuotava - come Paperone - tra montagne di monete (di gesso color oro).E proprio il fatto che la fama arrivasse tramite una catena ha alimentato per mesi i dubbi circa l’autenticità di queste opere. In effetti, le illusioni ottiche tridimensionali sono talmente impressionanti che non a pochi potrebbe venire in mente che si tratti solamente di brillanti composizioni digitali piuttosto che di arte da marciapiede.
Eppure questi dubbi sono stati smentiti una volta per tutte. Infatti gli incredibili trompe-l’oeil creati con i gessetti colorati altro non sono che una forma originale di anamorfismo. L’anamorfismo, tecnica nota già ai tempi di Leonardo da Vinci, è una particolare forma d’arta consistente nella proiezione su un piano di un’immagine appositamente distorta, tale che, osservata da una certa angolazione, produce un effetto tridimensionale che sembra sfidare le leggi della prospettiva. E Beever non è il solo artista di questo tipo: famose sono anche le creazioni del suo collega Kurt Wenner.
Qui di seguito alcune opere che vale la pena ammirare:






sabato 6 ottobre 2007

Museum of Modern Art (MoMA), New York

Moma(1929) museo di arte moderna - New York City (US) Ideato nel 1920 il museo Moma viene aperto nel 1929 come istituzione istruttiva non a scopo di lucro nel campo dell' arte contemporanea e moderna.Il museo Moma reputa che l' arte moderna e contemporanea debba essere limitata a sostenere e ad esprimere gli ideali generati nelle correnti artistiche che hanno inizio verso la fine del 1800. Non può quindi espandere o sviluppare tradizioni popolari nazionali di alcun tipo. A condizione che che questi limiti vengano accettati il museo si impegna a mostrare argomentazioni artistiche di tendenze in contrasto che hanno luogo tramite varie serie di esibizioni ed installazioni di diversi autori nei locali del museo.Il museo si impegna a rispettare i presupposti su cui è stato fondato in base ai quali è fondamentale sostenere l' importanza dell' arte contemporanea e cercare di adottare una posizione di apertura nei confronti di cambiamenti ed evoluzioni.Il museo Moma si propone di fornire al proprio pubblico di studiosi informazioni su nuovi movimenti artistici emergenti senza tuttavia prescindere dal proprio obbiettivo principale che consiste nell' aggiudicarsi le migliori opere di arte contemporanea e moderna esistenti al mondo.
Alcune delle opere presenti al MOMA Museum.

Joan Mirò Biografia e opere



Joan Miró nasce a Barcellona nel 1893.

Nel 1907 si iscrive alla Scuola del Commercio. Nel 1910 trova lavoro come contabile in un negozio di drogheria, ma partecipa anche ad alcune mostre di pittura.
Attorno al 1912 Joan Miró decide di dedicarsi esclusivamente all'arte. Comincia a frequentare la Scuola di Francesc Galí. L'anno dopo si iscrive al Circolo Artistico di Sant Lluc, dove incontra Joan Prats.
Nel 1916 affitta uno studio insieme a Enric Cristófol Ricart. Inoltre, entra in contatto con il mercante d'arte Josep Dalmau, che lo introduce presso Maurice Raynal e Francis Picabia.
Nel 1918 aderisce al Gruppo Courbet, di cui fanno parte anche Josep Llorens Artigas, J.F. Ráfols e Ricart. Tiene la prima personale da Dalmau a Barcellona.

Con gli anni '20 per Joan Miró inizia un periodo di intensi incontri e scambi intellettuali. Ma spesso ritorna anche a Montroig, dove si trova la tenuta di famiglia.
Nel 1920 è a Parigi. Qui fa visita a Picasso. Nel 1922 diventa amico di Masson, che gli fa conoscere Michel Leiris, Antonin Artaud, Jean Dubuffet, Paul Eluard e Raymond Queneau. Incontra anche Ezra Pound ed Ernest Hemingway, che gli acquista un quadro.
Nel 1925 Miró conosce André Breton. Partecipa così ad alcune manifestazioni surrealiste.
Nel 1926 cambia atelier. I nuovi vicini sono Hans Arp e Max Ernst. Con Ernst realizza le scenografie per il balletto Romeo e Giulietta, portato in scena da Diaghilev.
Nel 1928 effettua un viaggio in Belgio e nei Paesi Bassi. Nasce così la serie degli Interni olandesi.
Nel 1932 si trasferisce a Barcellona. Incontra Josep Lluís Sert, col quale collaborerà spesso in futuro. Progetta la scenografia per il balletto Jeux d'enfants messo in scena da Massine.
Nel 1936, a causa della guerra civile spagnola, Joan Miró si trasferisce a Parigi con la famiglia.
Per l'Esposizione Internazionale del 1937 esegue un grande dipinto murale, destinato al padiglione della Repubblica spagnola: Il falciatore (Paesaggio catalano in rivolta). Comincia a praticare l'acquaforte e la punta secca.
Nel 1939 si trasferisce a Varengeville-sur-Mer, in Normandia, dove inizia la serie delle Costellazioni.
L'invasione tedesca in Francia (1940) riporta Miró in Spagna. Si stabilisce a Palma di Maiorca.
Una importante retrospettiva ha luogo nel 1941 presso il Museum of Modern Art di New York.
A partire dal 1944 Miró si dedica alla ceramica, assistito da Josep Llorens Artigas. Nel 1946 realizza le prime sculture in bronzo.



martedì 17 luglio 2007

JEAN -MICHEL BASQUIAT UOMO GENIO METROPOLITANO


Jean-Michel Basquiat (Brooklyn, 22 dicembre 1960 – New York, 12 agosto 1988) è stato un pittore e graffitista statunitense.

E’ stato uno dei più importanti esponenti del graffitismo americano, riuscendo a portare, insieme a Keith Haring, questo movimento dalle strade metropolitane di oggi alle gallerie d’arte.



Biografia
Jean-Michel Basquiat, figlio dell’haitiano Gerard Basquiat e Matilde Andradas, inizia a manifestare interesse per il disegno fin da quattro anni, ispirato dai cartoni animati televisivi. Un amore per l‘arte trasmessogli dalla madre, la quale lo accompagna spesso al Brooklyn Museum, al Metropolitan Museum ed al Museum of Modern Art of New York.

Nel 1968 viene investito da una macchina e gravi lesioni interne obbligano i medici all'asportazione della milza.
Durante il mese di degenza al King’s County, la madre gli regala un libro di anatomia di Henry Gray, che lo influenzerà molto. Riporterà molti elementi anatomici nelle sue opere artistiche. Gray si chiamerà anche il gruppo musicale che Basquiat fonderà insieme agli amici Vincent Gallo, Michael Holman, Wayne Clifford, Nick Taylor e Shannon Dowson.


SAMO
Quando Jean-Michel ha sette anni i genitori Matilde e Gerard divorziano. Nel 1976 Jean-Michel inizia a frequentare la City-as-School a Manhattan, per ragazzi dotati a cui non si addice il tradizionale metodo didattico. È lì che nel 1977, a 17 anni, stringe amicizia con Al Diaz, un giovane graffitista che operava sui muri della Jacob Riis, a Manhattan. Insieme all’amico, Basquiat acquista piena consapevolezza della propria vocazione artistica.

I due iniziano a fare uso di stupefacenti come il trip (dose di LSD) ed uniscono le loro capacità iniziando a produrre graffiti per le strade di New York firmandosi con l’acronimo di SAMO “SAMe Old Shit” (letteralmente la solita vecchia merda), propagandando con bomboletta spray e pennarello indelebile idee ermetiche, rivoluzionarie ed a volte insensate, come “SAMO© SAVES IDIOTS” (SAMO© salva gli idioti).
Nonostante questo sodalizio artistico giunga ad un grande successo underground, la coppia Basquiat-Diaz, ormai convinta di avere aspirazioni artistiche differenti, si scioglie nel 1978 affiggendo ai muri di Manhattan l’annuncio “SAMO IS DEAD”.
Da quel momento in poi Basquiat non utilizzerà mai più il nome SAMO.

Muore il 12 agosto del 1988 per una overdose di eroina.


Oltre la strada [modifica]
Nel 1978 lascia gli studi alla City-as-School, ritenendoli inutili, ed abbandona la casa del padre, guadagnandosi da vivere vendendo delle cartoline da lui decorate.
Sarà proprio il tentativo di vendere una delle sue cartoline che cambierà il corso della sua vita.
Entrato in un ristorante di SoHo, Basquiat avvicina Henry Geldzahler ed Andy Warhol il quale comprerà alcune delle sue opere.

Passeranno però alcuni anni prima che Jean-Michel riesca ad entrare nella "Factory" del re della Pop-Art.
Diventa cliente fisso dei due Club più esclusivi nella scena socio-culturale di New York: il Club 57 ed il Mudd Club, frequentati anche dallo stesso Warhol, da Madonna e da Keith Haring, con il quale stringerà un’amicizia che durerà fino alla morte.

Nel 1980 Jean-Michel partecipa al Time Square Show, retrospettiva organizzata da un gruppo di artisti, alla quale farà il suo formale debutto newyorkese anche Haring.
Questo evento riconosce la nascita di due nuove avanguardie della Grande Mela: la downtown (neopop) e la uptown (rap e graffiti).

Il 3 agosto 1980 suona per l’ultima volta al Mudd Club insieme al suo gruppo “Gray”. Sempre lo stesso anno, Glenn O’Brian lo sceglie per interpretare se stesso nel film-documentario "New York Beat", che uscirà nelle sale solo nel 2001 con il nome di Downtown 81. O’Brian lo aiuterà a vendere alcune tele ai membri della produzione.

Nel 1981 partecipa alla retrospettiva New York/New Wave, insieme ad altri artisti come Robert Mapplethorpe, Keith Haring, Andy Warhol e Kenny Sharf.

Il poeta e critico d'arte Rene Ricard pubblica "The Radiant Child" sulla rivista "Artforum", pubblicizzando Basquiat ed il suo percorso artistico.

La prima mostra personale di Jean-Michel avviene nel marzo del 1982 a Modena e, contemporaneamente a New York nella galleria di Annina Nosei, riscuotendo apprezzamenti da parte del pubblico e dei critici.

La Svizzera ospita una sua retrospettiva presso la Galerie Bischofberger. Allo stesso modo espone in dicembre alla Delta di Rotterdam. Rientrato in America, produce un disco Hip-hop.


Andy Warhol [modifica]
Nel 1983 stringe una forte amicizia con Andy Warhol, il quale lo aiuta a sfondare nel mondo dell’arte come fenomeno mondiale emergente.
I dipinti di Jean-Michel erano caratterizzati da immagini rozze, infantili, facendo riferimento alla Art Brut di Jean Dubuffet.

L’elemento che però contraddistingue l’arte di Basquiat è essenzialmente l’utilizzo delle parole, inserite nei suoi dipinti come parte integrante, ma anche come sfondo, cancellate, a volte anche per attrarre l’attenzione dello spettatore.

Nel 1984, insieme ad Andy Warhol e a Francesco Clemente, inizia una serie di collaborazioni, di dipinti a “sei mani” commissionati da Bruno Bischofberger.
A scopo artistico personale dipinge un altro ciclo di opere insieme al solo Warhol, eseguendo oltre cento quadri, nei quali è riconoscibile l'apporto di entrambi, e allestendo una mostra comune il cui manifesto presenta in maniera eloquente i due artisti come protagonisti di un incontro di boxe. La boxe era per Basquiat un modo di vivere, e paragonava spesso l'arte ad un ring su cui combattere.

A settembre alcune delle opere eseguite in collaborazione con gli altri due artisti vengono esposte a Zurigo.
Eccede nell’uso delle droghe e diventa tossicodipendente, ma Andy non riesce ad aiutarlo.
I disturbi psichici che ne conseguono sono frequenti paranoie che, con il tempo, lo porteranno a pensare di essere sfruttato dai commercianti d’arte e dallo stesso Warhol, che abbandonerà per questo motivo.


La discesa [modifica]
Nel 1985 espone nuovamente alla Galerie Bischofberger di Zurigo, alla Mary Boone Gallery di New York ed alla Akira Ikeda di Tokio.
Ma Jean-Michel è schiavo della droga e molti dei suoi amici, vittime dei suoi attacchi paranoici, tentano di aiutarlo a disintossicarsi.

Basquiat appare sulla copertina del The New York Times Magazine con il titolo "New Art, New Money: The Marketing of an American Artist".

Nel 1986 espone ancora una volta le sue opere a Zurigo, poi ad Abidjan, in Costa d’Avorio, facendo il suo primo viaggio in Africa.
Si interrompono i rapporti con Mary Boone, fino ad allora suo agente commerciale newyorkese.
Il pubblico ed i critici iniziano a non accettare più i suoi lavori con l’entusiasmo di un tempo.

Nel 1987, con la morte di Warhol, a causa di una mal riuscita operazione alla bile, entra in una violenta fase di tossicodipendenza. Era rimasto attaccatissimo al re della Pop-Art fino alla fine.
Espone a New York nella galleria del cugino di Tony Shafrazi, Vrej Baghoomian, il suo ultimo mercante.
Inizia un tentativo di disintossicazione che non porterà mai a termine.

Muore il 12 agosto del 1988, per una grave overdose di eroina. Aveva solo ventisette anni, come Jimi Hendrix, Janis Joplin.

Viene soprannominato il James Dean dell’arte moderna, essendo riuscito a scalare quel mondo con grande velocità, ma a scomparire in un tempo ancora minore.
La stessa sorte toccherà anche all’amico Haring, morto di AIDS due anni dopo, che il 17 agosto lo accompagnerà nell’ultimo viaggio, insieme a Francesco Clemente ed altri stretti amici, al cimitero di Greenwood a Brooklyn.

giovedì 15 marzo 2007

SREET ART "OBEY"



L'evento
Dal 26 al 29 gennaio si è tenuta a Bologna ArteFiera: quattro padiglioni di tutto ciò che c'è di più nuovo in fatto di arte moderna e contemporanea.
Il caso Obey
Il lavoro di Shepard Fairey, più noto con il nome di Obey, ha origine nelle strade di periferia delle metropoli statunitensi nel 1989. Il suo verbo? Il giovane Shepard affigge posters con contenuti provocatori. Il nome di Obey/Obey Giant che l'artista utilizza nelle sue raffigurazioni nasce facendo i primi stencil utilizzando un'immagine di bassa qualità del volto del lottatore André Roussinof, meglio conosciuto come Andre the Giant.




Fra le proposte dei paesi emergenti dell'ex Unione Sovietica e dell'America Latina e le giovani gallerie, quest'anno uno dei momenti clou è stato lo 'sbarco' del cult street artist Shepard Fairey,meglio conosciuto come Obey... In sua compagnia molti altri giovanissimi artisti street related.

articolo publicato su style.it